Roma Volley: identità e riscatto. Zannoni e Guiducci, due scelte di cuore per ripartire

La pallavolo, più di ogni altro sport, insegna che i successi più grandi nascono dal gruppo. Roma Volley lo sa bene, avendo costruito le gioie più importanti con la forza invisibile dell’entusiasmo condiviso, dalla chimica che si crea tra chi scende in campo inseguendo lo stesso obiettivo. È da qui che deve ripartire Roma Volley Club, reduce da una stagione di alti e bassi, conclusa con la vittoria in Challenge Cup ma segnata dalla retrocessione in A2. La prossima sfida sarà risalire subito, in un campionato che promette battaglie vere contro avversarie come Talmassons e Millenium Brescia su tutte.

La dirigenza ha scelto di ripartire dall’identità, dalla romanità e da un’idea chiara: costruire una squadra che abbia fame, orgoglio e senso di appartenenza. In quest’ottica va letta la costruzione del nuovo roster, partendo dai primi due nomi ufficiali della rosa 2025/26, due scelte che oltre ad essere operazioni di mercato sono messaggi chiari: Roma si siederà al tavolo delle grandi.

La prima conferma è quella di Giorgia Zannoni, il cui attaccamento alla maglia ha fatto la differenza già nella scorsa stagione. Zannoni ha scelto di restare nella Capitale, rinunciando all’A1, per continuare un percorso costruito con dedizione e spirito di sacrificio. Una scelta che pesa doppio, perché matura e autentica, perfettamente in linea con lo spirito del nuovo corso sempre targato da Giuseppe Cuccarini.

La seconda è Gaia Guiducci, ed è un ritorno che ha il sapore della storia. A 23 anni, la palleggiatrice romana torna in maglia Wolves dopo aver guidato – nella stagione 2020/21 – il club alla prima storica promozione in A1, riportando Roma nel massimo campionato dopo ben 23 anni di assenza.

Una scelta simbolica e tecnica insieme. Guiducci ha disputato le ultime quattro stagioni in Serie A1 con le maglie di Trento, Firenze, Perugia e Chieri. Proprio in Piemonte ha vissuto l’ultima annata, ricoprendo un ruolo di rincalzo ma mostrando comunque qualità importanti nei pochi momenti concessi. Ora accetta di tornare in A2, per essere protagonista nella squadra della sua città. Un ritorno fortemente voluto da entrambe le parti.

Cresciuta nel vivaio del Volleyrò Casal de’ Pazzi, con cui ha vinto quattro scudetti giovanili, Guiducci ha vestito le maglie delle Nazionali giovanili, diventando vicecampionessa del Mondo U18, campionessa del Mondo U20 nel 2021 e ricevendo, in quell’occasione, i premi di MVP e miglior palleggiatrice del torneo. Il suo palmarès parla da sé, ma più ancora lo fa il suo stile: palleggiatrice tecnica, ama il gioco veloce, molto composta a muro, buon difensore, con un servizio incisivo quanto basta.

Nell’ultimo biennio passato in A1, ha affinato caratteristiche preziose: tocco pulito, postura elegante, gestione pulita e funzionale. A Chieri ha preferito la semplicità alle giocate ad effetto, ma nei suoi ingressi non è mai mancata la sostanza. La mobilità resta un aspetto da migliorare, così come la gestione dei palloni in salto e la presenza a muro – dove i tempi di lettura vanno ottimizzati – ma in A2 può e deve essere tra le migliori interpreti del ruolo. A lei verrà chiesto il salto di qualità. A Roma chiederà quella continuità di gioco che dopo Roma difficilmente gli è stata concessa.

In una squadra che sarà esperta, la regia sarà affidata a una giocatrice che conosce l’ambiente e ha motivazioni forti. Non a caso, nella presentazione ufficiale sui profili del club, spicca una sola parola: “Fiducia”, la stessa scelta da Gaia per descrivere la sua stagione. Fiducia nel progetto, nei propri mezzi, nella squadra. Avrà la forza del Branco dalla sua, una seconda linea solida, e la consapevolezza che per riprendersi un ruolo di rilievo nel volley italiano, servirà diventare leader nella Capitale.

A 23 anni, Guiducci non è solo un talento da coltivare: può ancora diventare un riferimento per tutto il movimento. Ha il tempo e le qualità per riprendersi la Serie A1 da protagonista. E la prima sfida sarà proprio questa: riaccendere l’entusiasmo di una città intera, desiderosa di tornare nella massima serie forte di una rappresentanza in campo che incarni Roma. La sua Roma.

Scandicci e un argento che vale quasi quanto una vittoria

All’Ülker Sports Arena di Istanbul, l’Imoco Volley Conegliano ha scritto un’altra pagina di storia, conquistando la CEV Champions League 2024-2025 e completando uno storico Grande Slam.
Conegliano è, semplicemente, fuori scala. L’Imoco Volley ha imposto il suo dominio anche nelle Final 4 di Champions League come un’orchestra perfetta, dove ogni solista trova la sua armonia nel coro, annullando ogni velleità altrui. È il frutto di un sistema tecnico e umano tanto solido quanto difficile da replicare. Da chi scrive, ogni elogio al capolavoro veneto è non solo condiviso, ma quasi un atto dovuto.

Eppure, dentro la perfezione dorata dell’Imoco, un’altra storia chiede spazio: quella della Savino Del Bene Scandicci, capace di vivere la sua prima finale di Champions League. Un viaggio cominciato mesi fa e culminato a Istanbul, al cospetto della miglior squadra del mondo.
Un traguardo che vale oro, anche se il sogno si è infranto contro un muro quasi invalicabile.

Non si tratta solo di arrivare secondi, ma di come si è arrivati fin lì.
Scandicci ha costruito la sua cavalcata su una pallavolo coraggiosa, su un’identità precisa e su singole prestazioni di altissimo livello che hanno confermato la crescita strutturale del club.
Ekaterina Antropova, ad esempio, è risultata la seconda italiana per punti realizzati in Champions (152 punti in 25 set giocati, con una media straordinaria di 6,08 punti a set, la più alta tra le prime cinque marcatrici), dietro solo a Paola Egonu (157). Un dato che racconta, meglio di qualsiasi aggettivo, l’esplosione definitiva di una delle giocatrici più promettenti del panorama internazionale.

Accanto a lei, la sapienza eterna di Maja Ognjenovic, che a 40 anni continua a governare il gioco con mani leggere e mente rapidissima.
La palleggiatrice serba ha fatto girare un attacco che, nelle Final Four, ha chiuso con il 43% di efficienza, un dato superiore anche a quello registrato dal blasonato VakifBank (37%) e non distante da quello di Conegliano (50%). La distribuzione di Ognjenovic, sempre lucida anche nei momenti più critici, ha permesso a Scandicci di rimanere in partita anche contro squadre, sulla carta, più complete.

Importanti sono stati anche i contributi delle bande Lindsey Ruddins e Kara Bajema: la prima ha saputo portare freschezza e solidità nei momenti di difficoltà, la seconda ha chiuso le Final 4 con il 43% di positività in attacco, dimostrando di essere diventata una certezza nei meccanismi offensivi di Gaspari.

Fondamentale anche il lavoro del libero Brenda Castillo, che pur spesso evitata in ricezione dalle avversarie, ha mostrato tutta la sua classe in difesa, riuscendo a dare equilibrio e copertura nei momenti più difficili. La campionessa dominicana, con la sua esperienza e le sue letture difensive, è stata una delle ancore emotive e tecniche di Scandicci lungo tutta la stagione europea.

Dal punto di vista del gioco corale, la Savino Del Bene ha mostrato muscoli e carattere: a muro (1,5 punti a set di media) ha saputo limitare anche squadre più esperte e in battuta ha chiuso con 1,5 ace per set, miglior media dell’intera fase finale.
Segnali inequivocabili di una squadra che, pur consapevole del valore dell’avversario, non ha mai rinunciato a combattere.

La finale contro Conegliano è stata dura, inevitabilmente. Il 3-0 con cui le Pantere si sono imposte (25-16, 25-21, 25-19) fotografa la superiorità tecnico-fisica delle venete, ma non racconta fino in fondo lo spirito con cui Scandicci ha affrontato il match.
Dopo un primo set in cui Conegliano ha dettato legge sin dai primi scambi, Scandicci ha saputo trovare orgoglio e lucidità, restando a lungo agganciata nel secondo parziale e arrivando addirittura a condurre nel terzo, prima che l’implacabile meccanismo gialloblù chiudesse i conti.

I numeri della partita parlano chiaro: 63% di efficacia in attacco per Conegliano contro il 36% di Scandicci; 11 muri punto delle venete contro 3 delle toscane; ricezione positiva al 49% contro il 42%.
Eppure, nonostante queste differenze, Scandicci è rimasta fedele al proprio spirito: provarci sempre, mollare mai.

La medaglia d’argento conquistata a Istanbul non è solo una ricompensa per la stagione straordinaria, ma è soprattutto un punto di partenza.
Come ha sottolineato anche Marco Gaspari nel post-partita, la partecipazione al prossimo Mondiale per Club accanto a Conegliano è motivo di grande orgoglio e uno stimolo ulteriore a crescere.

Scandicci non è più una sorpresa: è una realtà consolidata, pronta a costruire su questa esperienza un futuro ancora più ambizioso.
La crescita individuale delle sue stelle, la maturazione del gruppo e la capacità di reggere l’impatto con le migliori squadre al mondo sono segnali incoraggianti: il gap con le superpotenze europee si sta assottigliando.

Il verdetto della Champions League 2024-2025 incorona Conegliano, ma manda un messaggio chiaro anche per Scandicci: la squadra toscana è ormai una presenza stabile tra le big d’Europa.
Con il secondo posto e l’accesso al Mondiale per Club, la Savino Del Bene chiude una stagione nel complesso positiva e rilancia le proprie ambizioni per il prossimo futuro.

Conegliano, where the system elevates the individual: ode to a near-perfect mechanism

Conegliano is hard to bring down. Everyone knew it. So did Lavarini, who remained impassive during stretches of Game 1, like a general fully aware of facing an army that seldom falters. Even the boundless talent of Paola Egonu, who scored 33 points with 47% efficiency, wasn’t enough to shift the course of a match that once again confirmed how the Prosecco Doc Imoco is currently the most effective and well-organized machine in Italian women’s volleyball.

Milano found space in the second and third sets, as Conegliano briefly let its guard down — misreading a few blocking situations — and Egonu left her mark on the match. But it was a fleeting moment. The yellow-and-blue machine resumed its march, regaining its fluid motion: solid in reception (55% overall, with 40% perfect), swift in offensive distribution through the refined playmaking of Wolosz, sharp in defensive choices, and ruthless from the service line.

That’s when Isabelle Haak stepped into the spotlight. She didn’t outscore Egonu, but she was undeniably the most decisive. With 27 points (42% in attack), the Swedish opposite embodied a rare blend of grace and power: she attacked with the lightness of a butterfly and the strength of a lion, she defended, she blocked smartly, and she applied consistent pressure from the service line. If Egonu was left alone — abandoned by a wing department that faded after a strong start (Sylla at 10%, Daalderop at 27%) — Haak thrived inside an orchestra where every instrument is perfectly tuned, every movement aligned with a collective vision.

At Conegliano, the system is not a cage, but a magnifier of individuality. That’s the most profound difference between the two teams: while Milano relies on a single spotlight, Conegliano spreads the light, making it diffuse and relentless. Zhu Ting and Gabi provided solidity and presence (17 and 12 points respectively), the middle blockers disrupted plays at the net, and the back row rebuilt with poise. Thus, despite dropping the second set in overtime, the final 3-1 scoreline (25-17, 24-26, 25-21, 25-13) only reinforced the gap in approach and resilience between the two sides.

In a season where Conegliano keeps breaking recordsunbeaten at the Palaverde for over a year, with 5,344 fans attending the final — this first chapter of the Scudetto series offered the clearest portrait yet of the Veneto powerhouse: not a mere collection of stars, but a constellation, shining brightest as a whole. A place where every cog finds purpose in the motion of the others.

Now it’s up to Milano to respond, to find more effective countermeasures, to rediscover depth in its play. Game 2 at the Forum will be a test of maturity: a chance to reopen the series and prove that even a flawless orchestra can be made to hit the wrong note. But to do so, Paola Egonu alone won’t be enough.

Meanwhile, Conegliano continues its symphony. Unhurried, with surgical precision. For now, the music is all theirs.

Conegliano si aggiudica Gara 1: ode a un ingranaggio quasi perfetto

Conegliano è dura a far cadere. Lo sapevano tutti, lo sapeva anche Lavarini, impassibile in alcuni momenti di gara-1 come un comandante conscio di trovarsi di fronte a un’armata che raramente si disunisce. Non è bastato il talento smisurato di Paola Egonu, autrice di 33 punti con il 47% di efficienza, per sovvertire l’inerzia di un incontro che ha ribadito, semmai ce ne fosse stato bisogno, quanto la Prosecco Doc Imoco sia, oggi, la più efficace e organizzata macchina di pallavolo femminile italiana.

Milano ha avuto margini nel secondo e nel terzo parziale, quando Conegliano ha momentaneamente abbassato la guardia – sbagliando alcune letture a muro – ed Egonu ha potuto imprimere la sua firma sulla partita. Ma è durato poco. La macchina gialloblù si è rimessa a marciare, riprendendo a girare con la consueta fluidità: ordinata in ricezione (55% complessivo, con il 40% di perfetta), rapida nella distribuzione offensiva grazie all’eleganza registica di Wolosz, cinica nelle scelte difensive e implacabile al servizio.

La scena, a quel punto, se l’è presa Isabelle Haak. Non ha segnato più di Egonu, ma è stata la più determinante. Con 27 punti (42% in attacco), la svedese ha incarnato la perfetta fusione tra forza e grazia: ha attaccato con la leggerezza di una farfalla e la forza di un leone, ha difeso, ha murato con intelligenza e ha messo pressione al servizio. Se Egonu è rimasta sola, smarrita in un reparto di banda che ha perso incisività dopo l’avvio (Sylla al 10%, Daalderop al 27%), Haak è invece riuscita a risaltare all’interno di un’orchestra in cui ogni strumento è accordato, ogni movimento è funzionale al disegno complessivo.

A Conegliano, il sistema non è gabbia, ma esaltazione dell’individualità. È proprio qui che si compie la differenza più profonda tra le due squadre: dove Milano dipende da un singolo faro, Conegliano non concede punti di riferimento, dando spazio di inventiva a Wolosz su ogni scambio. Zhu Ting e Gabi hanno offerto solidità e presenza (17 e 12 punti rispettivamente), le centrali hanno sporcato tanti palloni a muro, la seconda linea ha ricostruito con ordine, guidata da una generosa De Gennaro. E così, al netto del secondo set perso ai vantaggi, il 3-1 finale (25-17, 24-26, 25-21, 25-13) non fa che ribadire il divario di approccio e tenuta tra le due contendenti.

In una stagione in cui Conegliano continua a battere recordimbattuta al Palaverde da un anno, con 5.344 spettatori accorsi per la finale – questo primo atto della serie Scudetto ha restituito la fotografia più nitida della squadra veneta: non una somma di stelle, ma una costellazione che brilla nella sua interezza. Laddove ogni ingranaggio trova senso nel movimento degli altri.

Milano ora ha l’obbligo di reagire, di trovare contromisure più efficaci, di restituire profondità al proprio gioco. Gara-2 al Forum sarà una prova di maturità: l’occasione per riaprire la serie e per dimostrare che anche contro un’orchestra tanto armonica si può trovare il modo di stonare le sue note. Ma per farlo, non basterà Paola Egonu.

Conegliano, intanto, va avanti nel suo spartito. Senza fretta, con precisione chirurgica. La musica, per ora, è tutta sua.

Tra Challenge Cup e Nazionale: non cambiate Anna Adelusi

Quella appena chiusa è stata una stagione complicata, caotica, a tratti contraddittoria. Ma anche per questo, incredibilmente vera. La stagione di Anna Adelusi è una di quelle storie che ti restano addosso. Non segue un copione, non cerca la perfezione: incarna l’imperfezione che si fa forza. E poi rivincita.

Anna Adelusi in azione (Foto Morris Paganotti/Roma Volley)

Il suo viaggio ha molto da insegnare. Quanto è difficile affermarsi? Quanto è difficile cambiare? Ma soprattutto: quanto è difficile rialzarsi, quando tutto sembra fermo?
Personalmente, ho sempre faticato a immaginarla nel ruolo di schiacciatrice-ricevitrice, prova ne è che le migliori soddisfazioni per la nativa di Carpi siano arrivate giocando in zona due. Adelusi è opposto di natura, potente, diretta, mai intimorita nemmeno davanti ai muri più alti. Eppure, questo passaggio a Roma — il suo ritorno nella Capitale — è stato una masterclass di adattamento, una lezione che oggi può trasformarsi in trampolino.

Sì, perché il ritorno a Roma è stato prima di tutto un atto di fiducia. Una chiamata per riscrivere il suo ruolo. Da opposto puro — tra i più prolifici a Cuneo prima dello stop per infortunio — a schiacciatrice a tutto campo. Cambiare non è mai semplice, farlo in Serie A1 è un’altra storia: un salto dentro a un sistema tattico nuovo, in una squadra rivoluzionata — le Wolves — costantemente in bilico, senza bussola ma con un cuore grande. Gli infortuni di Melli, la discontinuità di Rotar e Salas, il rendimento altalenante della squadra: tutto sembrava frenare il talento di Anna in un anno complicato e sfortunato per tutta la squadra.

Poi, come spesso accade nello sport e nella vita, è arrivato l’imprevisto. L’infortunio di Orvošová, la partenza imprevista di Rotar direzione Alba Blaj, hanno obbligato coach Cuccarini a cambiare rotta.
Ed è lì, proprio quando sembrava che il treno stesse per passare ancora una volta, che Adelusi ha preso la locomotiva e l’ha fatta correre.

Spinta nel suo ruolo naturale, in posto due, ha mostrato ciò che era sempre stato lì, pronto a esplodere.
Da quel momento, è diventata certezza: 343 punti totali in campionato, la maggior parte nel girone di ritorno. Fisicità viscerale, fuoco negli occhi, energia che si trasmette.
Contro Busto Arsizio, la salvezza sembrava a portata di mano: Salas mette a segno 24, Adelusi 15. Contro Pinerolo è l’ultima a mollare, in una giornata storta e piena di delusione. Ma quando sembrava tutto finito, Roma ha avuto la sua rivincita. Due partite contro la Reale Mutua Fenera Chieri hanno trasformato un anno da dimenticare in una stagione culminata con una vera impresa sportiva. Nei giorni che hanno scandito l’andata e il ritorno della terza coppa europea, Anna era lì a trascinare le Wolves. Il primo passo è stato fatto in piemonte: 16 punti nella vittoria al tie-break contro le ragazze di Bregoli , a firmare un finale che sapeva di speranza.

Poi, l’assolo. L’ultima danza. La finale di ritorno della CEV Challenge Cup contro Chieri: 26 punti messi a terra, prestazione monumentale, anima e braccio di una squadra che ha conquistato il primo trofeo europeo della sua storia. Tra i cori di un PalaTiziano in festa emerge la sua figura, commossa, a venir omaggiata del premio di MVP della finale. La fine di un cerchio, nel modo più bello. Un trionfo che ha coronato un viaggio europeo iniziato con la WEVZA Cup, proseguito in modo impeccabile e chiuso con un trofeo che mancava da ventotto anni nella Capitale.

E quando la coppa era ancora ricordo vivo impresso nella mente, è arrivata la chiamata più dolce: Julio Velasco la convoca per il primo collegiale della Nazionale seniores al Centro Pavesi.
Non una medaglia, non un premio. Un inizio. Una porta socchiusa verso l’azzurro, mentre in A1 si combatte ancora per lo scudetto. Adelusi è lì, tra le 16 atlete selezionate da Velasco per avere una visione più ampia del nostro movimento. Tra le giovani emergenti del gruppo azzurro c’è anche Adelusi, che la maglia azzurra l’ha vissuta, ma mai nel gruppo seniores. Nel 2023 l’argento mondiale U21 e il titolo di miglior opposto. Nel 2024, oro europeo U22. Oggi, un collegiale azzurro. Ma il trofeo più importante, quello vero, forse deve ancora arrivare.

Certo, il percorso non è finito. Ci sono cose da limare: la ricezione, la battuta, la continuità nei fondamentali. Ma questa è la bellezza di Anna Adelusi: non è una statua, è un’opera viva, che si modella con ogni partita. Ha il talento. Ha la fame. Ha il margine. E soprattutto, ha quel carisma raro, quello che non si insegna: la capacità di essere decisiva quando serve davvero.

Che il finale di questa stagione sia di insegnamento. Non cambiate Anna Adelusi.

Foto di Morris Paganotti

International volleyball market heats up: key moves involving Nimir Abdel-Aziz and Noumory Keita

The international volleyball market is heating up, with many top players already defining their futures for the next season. In Japan, two particularly interesting situations are unfolding.

On the departure front, Dutch opposite Nimir Abdel-Aziz may not remain in Japan after just one season with the Wolfdogs Nagoya. The player has reportedly drawn interest from clubs in Turkey, as well as in Poland and Russia, who are eager to bring the star, with a notable past in Italy, to their leagues.

On the other hand, there is growing speculation around Noumory Keita’s potential move to the Japanese SV League. The Rana Verona player has officially received a multi-year contract renewal proposal from the team coached by Radostin Stoytchev. However, Keita has yet to make a decision, as several Japanese clubs are reportedly pursuing him. While this situation is likely to be resolved soon, Verona appears to have taken precautions.

In the event of Keita’s departure, Verona is said to have reached a preliminary agreement with Kamil Rychlicki. The player, who holds an Italian sports passport, will not be renewed by Trento after two seasons, and Verona has reportedly shown the most interest in signing him.

Dominant Sir Sicoma Monini Perugia Secures Top Spot with a 3-0 Victory Over Ankara

Sir Sicoma Monini Perugia delivered a commanding performance, defeating Halkbank Ankara 3-0 in a crucial Pool D clash of the Champions League group stage. The Italian champions secured their spot at the top of the standings with a clinical display, highlighted by outstanding team coordination and individual brilliance.

Led by coach Angelo Lorenzetti, Perugia featured strong contributions from Plotnytskyi and Ishikawa, who both scored 15 points. Ben Tara also shone with 14 points, including two aces and a block. The team started strong, dominating the first set with an extraordinary 90% attack efficiency, before edging out Ankara in a tight second set, 29-27, and sealing the third 25-23. The absence of Roberto Russo was mitigated by Solé, whose 78% attack efficiency made a significant impact.

Captain Simone Giannelli was once again named MVP, contributing four points with his expert playmaking, including an ace and a decisive block. The team’s overall offensive efficiency was remarkable, with a 64% attack success rate and only three errors across 78 attempts, complemented by five aces and eight blocks.

Despite efforts by Ankara’s Sotola and Lagumdzija to mount a resistance, Perugia maintained control throughout, responding to every challenge with precision and composure. The victory underscores Perugia’s dominance in the group stage and reinforces their credentials as one of Europe’s elite volleyball teams.

HALKBANK ANKARA – SIR SICOMA MONINI PERUGIA 0-3

HALKBANK ANKARA: Kupono Ma’A 5, Sotola 12, Kooy 8, Lagumdzija 9, Matic 6, Bidak 1, Döne (Lib), Ünver, Tayatz 3, Ogulcan. N.e: Ivgen (Lib), Uzunkol, Dilmenler, Aslan. Coach Kolakovic

SIR SICOMA MONINI PERUGIA: Giannelli 4, Ben Tara 14, Loser 6, Solè 7, Plotnytskyi 15, Ishikawa 15, Colaci (libero), Herrera, Semeniuk, Cianciotta. N.e: Candellaro, Piccinelli (libero), Zoppellari. Coach Angelo Lorenzetti

Chi sono

👋 Mi chiamo Laerte Salvini, sono un giornalista sportivo e collaboratore di testate come Corriere dello Sport e iVolleymagazine.it, con una specializzazione nella pallavolo italiana e internazionale.

Dal bordo campo o dietro una tastiera, da anni racconto con passione il mondo della Serie A1 femminile, della Superlega maschile e delle grandi competizioni europee. Seguo da vicino il volley di alto livello, con uno sguardo sempre attento alle dinamiche tecniche, tattiche e di mercato.

🎙️ Oltre all’attività giornalistica, ho avuto l’opportunità di lavorare anche come telecronista e commentatore per alcune partite di Superlega Credem Banca, trasmesse su Volleyball World TV e DAZN.

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